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UE, serve un nuovo quadro giuridico per le biotecnologie agrarie

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UE, serve un nuovo quadro giuridico per le biotecnologie agrarie

Secondo uno studio della Commissione Europea, la legislazione sugli OGM è inadatta a regolamentare le nuove tecniche di miglioramento genetico vegetale

Secondo uno studio della Commissione Europea, la legislazione sugli OGM è inadatta a regolamentare le nuove tecniche di miglioramento genetico vegetale

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Le nuove tecniche di miglioramento genetico (NGTs) hanno il potenziale per contribuire a un sistema alimentare più sostenibile, come parte degli obiettivi del Green Deal europeo e della strategia Farm to Fork. È quanto emerge da uno studio sulle NGTs appena pubblicato dalla Commissione Europea, dove allo stesso tempo si rileva che l’attuale legislazione sugli organismi geneticamente modificati, adottata nel 2001, non sia adatta a regolamentare queste nuove tecnologie. Nel 2018, infatti, una sentenza della Corte di giustizia UE aveva stabilito che le nuove tecniche dovevano seguire le stesse regole degli OGM.

Lo studio, condotto dalla Commissione Europea su richiesta del Consiglio UE, ha visto il coinvolgimento di esperti, stakeholder e autorità competenti degli Stati membri, attraverso consultazioni mirate. Ora la Commissione avvierà un processo di consultazione ampio e aperto, per arrivare a un nuovo quadro giuridico per le biotecnologie agrarie. “Con la sicurezza dei consumatori e l’ambiente come principio guida, ora è il momento di avere un dialogo aperto con i cittadini, gli Stati membri e il Parlamento europeo per decidere congiuntamente la via da seguire per l’uso di queste biotecnologie nell’UE”, ribadisce Stella Kyriakides, commissaria per la salute e la sicurezza alimentare.

Con la pubblicazione dello studio sulle nuove tecniche di miglioramento genetico vegetale, la Commissione Europea stabilisce importanti punti fermi nel dibattito sulle biotecnologie in agricoltura”, commenta Riccardo Palmisano, presidente di Federchimica Assobiotec. “Innanzitutto, viene riconosciuto il contributo che possono dare a un sistema alimentare sostenibile e il conseguente beneficio per tutta la società, affermando così il ruolo dell’innovazione biotech nel settore agro-alimentare, punto di forza del nostro Paese. Non meno importante appare l’aver riconosciuto che l’attuale legislazione sugli OGM non è adatta a gestire questa prospettiva, e l’aver affermato che, mantenendo come principi guida la salute dei consumatori e la tutela dell’ambiente, è ormai arrivato il momento di aprire un dialogo con i cittadini europei e decidere come andare avanti con l’utilizzo di queste tecnologie in Europa”, prosegue Palmisano.

Lo studio della Commissione UE, inoltre, apre una prospettiva positiva anche su quanto richiesto da Assobiotec per il settore agroalimentare nazionale e riassunto nel Piano programmatico elaborato dall’Associazione nel 2020, nell’ambito del progetto “Biotech, il futuro migliore – Per la salute, per l’ambiente, per l’Italia”, promosso con il supporto di StartupItalia. Il progetto, giunto alla seconda edizione, accenderà anche quest’anno i riflettori sul valore e l’importanza delle biotecnologie agricole, che – insieme a quelle industriali – rappresentano la principale leva di innovazione per la bioeconomia, volàno per una crescita sostenibile. “Con questo documento si può finalmente aprire un dibattito costruttivo sul contributo delle biotecnologie più avanzate alla produttività in agricoltura e alla sicurezza alimentare, avviando finalmente la fase di sperimentazione anche in Italia. Siamo certi che la ricerca pubblica italiana e il settore privato sapranno collaborare costruttivamente per consentire alle nostre produzioni agricole più tipiche di mantenere il loro primato in termini di qualità, tutela dell’ambiente, sicurezza e soddisfazione per il consumatore”.