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Campbell (la zuppa di Warhol) punta 125 milioni sulle startup

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Campbell (la zuppa di Warhol) punta 125 milioni sulle startup

Lo storico colosso Usa delle minestre in scatola Campbell lancia una società di venture capital. Obiettivo: intercettare il terremoto che sta ridisegnando l’industria alimentare mondiale

Lo storico colosso Usa delle minestre in scatola Campbell lancia una società di venture capital. Obiettivo: intercettare il terremoto che sta ridisegnando l’industria alimentare mondiale

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I suoi prodotti sono venduti in 120 Paesi del mondo. Campbell è il colosso delle zuppe in scatola. Quelle immortalate nell’opera, ormai storica, di Andy Warhol esposta nella sua prima personale alla Ferus Gallery di Los Angeles. Era il 1962 e l’azienda, fondata nel 1869, era già all’epoca uno dei simboli dell’alimentazione di massa, standardizzata, dai sapori garantiti e i prezzi alla portata di tutti, figlia del progresso e dell’innovazione. Fu infatti grazie al chimico John Dorrance se nel 1897 quella che era un’impresa fondamentalmente dedita alle conserve, alla carne tritata e ai condimenti si dette appunto alle zuppe condensate, più economiche da produrre tanto da condurre i fondatori ad aggiungere, nel 1922, la parola “soup” alla ragione sociale.

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Il fondo monstre da 125 milioni di dollari

Memore forse di questa storia virtuosa Campbell ha appena lanciato un fondo di venture capital monstre da 125 milioni di dollari. Mettendo ovviamente nel mirino le startup del cibo. Negli Stati Uniti e non solo quello dell’alimentazione è un driver essenziale dell’innovazione dal basso. Ne è convinta anche Denise Morrison, la chief executive di Campbell, che ha evidentemente ben chiari i dati degli ultimi sei anni. Dal 2010, infatti, circa 400 giovani imprese statunitensi di questo settore hanno ricevuto più di 6 miliardi di dollari di finanziamenti. I trend, le novità, gli avanzamenti – anche senza dover per forza passare dalle uova vegetali di Hampton Creek o dalla non carne di Impossible Foods – passano ormai più dai piccoli che dai grandi. Da qui la necessità di sostenerne con decisione, e quattrini, il percorso.

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Una società autonoma

Il progetto di Campbell si nasconde dietro l’etichetta Acre Venture Partners. Sarà dunque un’entità a se stante controllata da una sussidiaria del colosso, per giunta con sede nel quasi paradiso fiscale del Delaware. A rappresentare la casa madre nel comitato per gli investimenti ci sarà Jeff Dunn, capo della divisione dei cibi freschi della quale fanno parte Bolthouse Farms e Garden Fresh, fra gli ultimi marchi acquistati, così come molti altri brand. L’ecosistema commerciale di Campbell ne raccoglie infatti oltre venti, da V8 a Swanson passando per Prego. Molti sono distribuiti in Italia da Eurofood.

Il quartier generale di Campbell a Camden, New Jersey

Il terremoto nell’industria alimentare

Per la Morrison, che ha affrontato il tema un paio di settimane fa nel corso di un incontro, ciò che sta accadendo nell’industria alimentare è paragonabile a uno slittamento sismico. I colossi del cibo, specie quelli statunitensi, sono sotto pressione: servono nuovi prodotti che si allineino ai cambiamenti nei gusti dei consumatori, che forniscano loro nuovi spunti e alternative che ancora mancano. E servono presto. D’altronde l’e-commerce ha consentito a molte di queste aziende di rispondere più rapidamente dei giganti a questo tipo di stimoli. Dagli ingredienti freschi e locali alla minore raffinazione dei cibi fino alle soluzioni vegetariane o vegane, molte startup stanno già ridisegnando lo scenario sotto al naso di aziende enormi ma che rischiano di attardarsi, forti delle proprie immense rendite. Sia sotto il profilo della produzione diretta che della distribuzione, come dimostra il caso italiano di Foodscovery, fra i molti. Ovviamente Campbell non acquisirà ogni startup che finanzierà.

Le mosse di Coca-Cola e gli altri

Non è l’unico colosso a essersi mosso in questo senso. Da Coca-Cola a Genral Mills, molte grandi realtà si stanno rendendo conto della necessità di finanziare, per poi eventualmente assorbire, società che sfoggino un dinamismo impensabile nella propria realtà. General Mills, il pachiderma di notissimi cereali come i Cheerios anch’essa dalla storia profonda (deve le sue origini alla Minneapolis Milling Company fondata nel 1856), ha annunciato lo scorso ottobre che la sua divisione interna 301 Inc. si trasformerà in una vera e propria unità d’investimento nei marchi emergenti, con l’obiettivo di fare innovazione. La prima acquisizione è stata la Epic Provisions, una startup di Austin, Texas, che ha inventato piccoli snack a base di carne. Qualcuno vuole una barretta iperproteica a base di ciliegia, peperoncino e bisonte?