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Export, come tira il food nei mercati emergenti (specie la bresaola in quelli arabi)

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Export, come tira il food nei mercati emergenti (specie la bresaola in quelli arabi)

Da qui al 2021 il Made in Italy, nei 30 mercati emergenti, raggiungerà i 15 miliardi, con una buona performance del food (quasi 3). In pole Emirati e Cina. Il caso della bresaola nei paesi arabi

Da qui al 2021 il Made in Italy, nei 30 mercati emergenti, raggiungerà i 15 miliardi, con una buona performance del food (quasi 3). In pole Emirati e Cina. Il caso della bresaola nei paesi arabi

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Il Made in Italy del food nei mercati emergenti galopperà: l’export dell’alimentare infatti salirà a 2,8 miliardi di euro, mentre le vendite complessive dei prodotti Made in Italy raggiungeranno i 15 miliardi di euro nel 2021, con una crescita di 4,5 miliardi (+43%) rispetto ai livelli del 2015. A dirlo sono le stime nei 30  principali mercati emergenti secondo la ricerca Esportare la dolce vita, del Centro Studi Confindustria e di Prometeia.

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Emirati Arabi, Cina e Russia

Secondo lo studio sono gli Emirati Arabi a offrire il maggior contributo alla crescita, seguiti da Cina e Russia, quest’ultima però in declino. Nel complesso i 30 mercati considerati importeranno dall’Italia quasi quanto Francia e Germania fanno oggi insieme. Un contributo importante, si fa notare, verrà dai nuovi ricchi, la metà di essi residenti nei centri urbani di Cina e India. E’ grazie a loro che l’export dei prodotti’Belli e ben fatti, come li definisce la ricerca, è salito dai 7,6 miliardi del 2010 ai 10,4 del 2015. In dettaglio, l’export del Made in Italy verso gli Emirati passerà da 2 a quasi 3 miliardi nel 2021, la Russia, ora primo mercato si fermerà a 2,6, mentre la Cina salirà da 1,7 a 2,5 miliardi. Questi i primi tre mercati. Seguono la Polonia (1,1 miliardi), Turchia (1,05), Arabia Saudita (907 milioni), quindi Messico, Sudafrica, Brasile, Ungheria.

Dall’Amarone alla bresaola

Tra i singoli settori, l’export dell’alimentare salirà a 2,8 miliardi di euro, rispetto ai 2,2 attuali, quello dell’arredamento passerà da 2,1 a 3,3 miliardi, l’abbigliamento da 2,6 a 3,5 miliardi, con metà della domanda incrementale proveniente da Russia e Cina. Per le calzature si prevede un aumento a 1,7 miliardi (+582 milioni), mentre l’occhialeria passerà da 608 a 934 milioni. Infine l’oreficeria-gioielleria crescerà di 900 milioni a 2,7 miliardi. Tra le aziende citate, Masi è leader nella produzione di Amarone che da sempre interpreta con passione i valori delle Venezie. E’ il primo marchio italiano di vini di qualità a quotarsi alla Borsa Italiana. La sua storia inizia alla fine del XVIII secolo, quando la famiglia Boscaini acquista pregiati vigneti nella piccola valle denominata “Vaio dei Masi”, nel cuore della Valpolicella Classica. Il Salumificio Bordoni è invece un’azienda famigliare nata nel 1997 e affermatasi nel distretto della Valtellina con un prodotto apprezzato in Italia e all’estero: la bresaola. Ha puntato sui mercati mediorientali per esportare la bresaola, fatta di carne essiccata di manzo e quindi non proibita dalla religione musulmana. Oggi produce e commercializza prodotti certificati Halal e personalizza il packaging in lingua araba. Ha una presenza importante negli Emirati Arabi e storiche posizioni forti in Libano, Giordania, Qatar e Bahrain. Si sta espandendo in Arabia Saudita.