Coronavirus, all'aeroporto di Bologna si sperimenta un metodo anticontagio
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Ultimo aggiornamento il 14 marzo 2020 alle 11:40

Coronavirus, all’aeroporto di Bologna si sperimenta un metodo anticontagio

"Questa tecnica può ridurre il rischio di contrarre il Coronavirus fino al 95% rispetto a quella tradizionale"

Si chiama “Metodo BeST” (Behind Search Tecnique) il nuovo approccio utile a limitare le occasioni di contagio durante i controlli di sicurezza all’aeroporto, evitando il contatto frontale tra controllori e passeggeri. A metterlo a punto è stato Salvatore Forte, di Forte Secur Group, colonnello dell’Arma dei Carabinieri in congedo, Security Manager ed esperto di Corporate Security, che lo aveva ideato già nel 2015.

Una tecnica nuova che il dottor Forte si augura sia quanto prima applicata in più strutture possibile e che è stata validata non solo da un punto di vista medico-sanitario ma anche psicologico. “Quando all’aeroporto si effettuano i controlli, il passeggero subisce un’invasione della propria privacy – spiega l’ideatore – Con questo metodo, si riduce l’invasività del controllo e il rischio, fino al 70%, di contagio diretto. Inoltre, in questo ultimo periodo, abbiamo messo a punto la più avanzata modalità “HP” (High Protection), che consente di abbattere l’esposizione al rischio di contagio di Coronavirus fino al 95% rispetto alla tecnica tradizionale”.

Dottor Salvatore Forte

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Un metodo promettente?

Questa tecnica non prevede alcuna dotazione di strutture tecnologiche particolari ma insegna ai controllori aeroportuali come effettuare i check di routine senza entrare in contatto fisico con il viaggiatore se non per pochissimi secondi, dai 3 ai 15. Originariamente veniva impiegata nei corsi antiterrorismo per il personale addetto alla vigilanza e alla sicurezza di obiettivi sensibili e infrastrutture critiche.

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Un metodo che è stato, successivamente, ripensato e adattato dal dottor Forte per essere applicato negli aeroporti durante i controlli di sicurezza dei passeggeri, degli equipaggi e del personale aeroportuale. “Il Metodo BeST può essere applicato sempre, in ogni situazione in cui si sia esposti ad un alto rischio di contrarre una qualche patologia, essendo questo conforme a tutte le normative esistenti nazionali ed internazionali sui controlli di sicurezza aeroportuali”, afferma il dottor Forte.

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La nuova tecnica arriva dopo diversi anni di studi interdisciplinari e di sperimentazione. “L’idea nasce da due casi di contagio di cui sono venuto a conoscenza, di cui uno gravissimo di tubercolosi”, spiega  Forte. Utilizzando la tecnica BeST si ridurrebbe l’esposizione agli agenti biologici in quanto il controllo sui passeggeri non avviene frontalmente. Nelle “tradizionali” tecniche di controllo, l’operatore viene esposto ad un maggior rischio perché la sua attività è svolta ad una distanza inferiore ai 30 cm. Una lontananza ridotta, che può causare il rischio di entrare in contatto, ad esempio con gocce di saliva emanate normalmente quando si respira. Tra le malattie che si possono contrarre da questa esposizione non c’è solo il Coronavirus, ma anche alcuni virus che causano influenza, affezioni delle vie respiratorie, gastroenteriti, streptococchi, stafilococchi, enterobatteri, legionelle, tubercolosi, meningococchi, oltre a certi tipi di funghi e alla trasmissione di zecche, pulci ed acari della scabbia.

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“Adottando il metodo BeST, l’esposizione a questi agenti si riduce notevolmente, evitando il contatto diretto e ravvicinato – spiega il dottor Forte – Inoltre, gli operatori sono facilitati nelle operazioni di controllo perché si svolgono in maniera più celere e non sono portati ad assumere posizioni innaturali o in contraddizione con i principi ergonomici come, ad esempio, la permanenza per lungo tempo in posizione inginocchiata o curva”. Con la nuova tecnica, in più, il suo ideatore sostiene che il carico di lavoro degli arti inferiori venga dimezzato, in quanto gli operatori svolgono solamente un piegamento, a differenza del metodo tradizionale, che ne prevede due. Una piccolezza che, però, se ripetuta più e più volte nell’arco di un intera giornata può fare la differenza.

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La sperimentazione nell’aeroporto bolognese

“Per adesso, Bologna è l’unico aeroporto ad avere formato 110 controllori con il metodo BeST , ovvero l’80% del suo personale operativo – conclude il dottor Forte – Hanno iniziato una decina di giorni fa i nostri corsi, che non richiedono, per altro, un grande dispendio di tempo. In due sole ore, infatti, il personale può dirsi formato, dopo avere studiato sia la parte teorica che pratica. E’ un metodo di facile apprendimento perché molto intuitivo ed ergonomico“.

Questo metodo è stato recentemente sottoposto, dal punto di vista medico-legale, al giudizio del prof. Carmelo Dinoto, medico docente universitario e medico A.M.E. (riconosciuto da ENAC), che lo ha qualificato come valido strumento per la tutela della salute degli operatori e dei passeggeri e ne ha raccomandato l’adozione non solo negli aeroporti ma anche in altri luoghi di lavoro. La scommessa di Bologna, che ha scelto di crederci, ci dirà se funziona realmente.

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