Disney travolta dalla pandemia: annunciati 28mila licenziamenti
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Ultimo aggiornamento il 30 settembre 2020 alle 10:37

Disney travolta dalla pandemia: annunciati 28mila licenziamenti

Al momento la misura riguarda soltanto gli USA e i parchi in Florida e California

Un possibile assaggio – drammatico – di quanto forte potrebbe essere lo scossone anche in Italia nel momento in cui verrà meno il blocco dei licenziamenti deciso dal Governo. Disney, il colosso dell’intrattenimento, ha annunciato 28mila licenziamenti per il mercato americano, dove il 67% dei lavoratori interessati da questa decisione sono configurati come part-time e occasionali. Come si legge sulla stampa USA la misura andrà a colpire soprattutto i parchi divertimento che la multinazionale ha in Florida e in California.

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Disney, scelta «straziante»

«Per quanto sia straziante, questa è l’unica opzione fattibile che abbiamo alla luce dell’impatto prolungato di COVID-19 sulla nostra attività, compresa la capacità limitata a causa delle esigenze di distanziamento fisico e la continua incertezza sulla durata della pandemia». Queste sono state le parole di Josh D’Amaro, presidente dei Disney Parks, scritte in una lettera ai dipendenti. Va sottolineato che l’annuncio dei licenziamenti riguarda gli Stati Uniti, un paese che ha da poco superato i 205mila decessi per coronavirus e che ancora fa i conti con l’emergenza sanitaria.

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Come si legge sulla stampa d’Oltreoceano, Disney non ha ancora comunicato come saranno ripartiti i licenziamenti nei parchi USA. Le uniche cifre certe sono quelle dei dipendenti finora presenti: il Walt Disney World in Florida ha circa 77mila lavoratori e il Disneyland Resort in California più di 30mila. La crisi del mercato del lavoro preoccupa non soltanto gli USA, ma il mondo intero. Mentre gli Stati Membri dell’UE sono al lavoro per presentare progetti credibili e strutturati che diano accesso ai fondi del Recovery Fund, anche l’ONU si è espressa con il Segretario Generale Guterres. «Se non agiamo ora – ha dichiarato –  abbiamo davanti una recessione globale che potrebbe spazzare via decenni di sviluppo e rendere completamente fuori portata l’Agenda 2030».

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