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Biotech, aumentano startup innovative e investimenti in R&S. Il rapporto BioInItaly 2021

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Biotech, aumentano startup innovative e investimenti in R&S. Il rapporto BioInItaly 2021

È quanto emerge dall’ultimo rapporto annuale Assobiotec-Federchimica ed ENEA, che aggiorna il quadro del comparto nazionale

È quanto emerge dall’ultimo rapporto annuale Assobiotec-Federchimica ed ENEA, che aggiorna il quadro del comparto nazionale

Più di 700 imprese, 13mila addetti, oltre 11 miliardi di fatturato. È la fotografia scattata dal rapporto annuale Assobiotec-Federchimica ed ENEA “Le imprese di biotecnologie in Italia”, relativa al comparto biotech a livello nazionale. Ad emergere – i dati presentati sono tutti aggiornati a fine 2019, con un unico dato 2020 (non consolidato) riferito al numero delle imprese – è un trend in crescita, sebbene a tassi più contenuti rispetto a quelli rilevati fino al 2016, sia in termini di numero di imprese attive nelle biotecnologie che per tutte le altre principali variabili economiche.

I numeri del biotech in Italia

A fine 2020 erano 721 le imprese biotech attive in Italia – ma il dato è provvisorio e sottostimato – mentre nel 2019 il numero si è definitivamente consolidato a 751, di cui 404 le aziende dedicate alla R&S biotech e 382 quelle a capitale italiano.

 

Fonte: BioInItaly Report 2021

 

La quota di imprese di micro o piccole dimensioni supera l’80% del totale del settore, mentre le grandi imprese rappresentano il 9% dell’intera popolazione in analisi. Da notare che, con una quota in continua crescita sul totale, oltre il 20% nel 2020, le start-up innovative contribuiscono significativamente all’espansione in termini di numero di imprese del settore delle biotecnologie in Italia.

 

Fonte: BioInItaly Report 2021

 

Solo il dato sul fatturato totale delle imprese (quasi 11.4 miliardi di euro) mostra un lieve arretramento nel 2019 sul 2018, pur non essendosi modificate in maniera significativa né l’operatività né la redditività del settore. In questo caso, infatti, il dato è imputabile prevalentemente a operazioni contabili finalizzate a una diversa allocazione del valore all’interno di gruppi industriali a controllo estero e, in misura minore, a un aumento della competizione in alcuni segmenti del mercato farmaceutico per la scadenza a fine 2018 di alcuni brevetti.

Un comparto ad alta intensità di ricerca

In deciso aumento, invece, il fatturato biotech delle imprese a capitale italiano specializzate nella R&S biotecnologica che, rispetto all’anno precedente, cresce nel 2019 di oltre il 23%, ben al di sopra della media annua del 12,3% registrata fra il 2014 e il 2019. Da evidenziare anche l’aumento registrato, sempre per queste imprese, negli investimenti in R&S intra-muros, salito nel 2019 dell’11,4% rispetto all’anno precedente e del 46,7% rispetto al 2014, a fronte di una crescita nello stesso periodo 2014-2019 di circa il 31,5% per la spesa in R&S intra-muros del complesso delle imprese italiane.

 

Fonte: BioInItaly Report 2021

 

La stessa dinamica di crescita relativa alle imprese a controllo italiano, che dedicano almeno il 75% dei propri investimenti in R&S alla ricerca nelle biotecnologie, si rileva sostanzialmente anche per la variabile degli addetti al biotech in generale (13.246 addetti), e alla ricerca nelle biotecnologie determinando, quindi, un continuo aumento del peso di tali imprese sul totale del settore in Italia.

I settori di applicazione

L’attività delle imprese biotech si conferma concentrata prevalentemente nell’ambito della salute umana (50%). Tuttavia, tra il 2014 e il 2019, si registra una tendenziale espansione delle quote relative alle imprese che sviluppano applicazioni biotecnologiche per l’industria e l’ambiente (30%) oltre che per l’agricoltura e la zootecnia (8%).

 

Fonte: BioInItaly Report 2021

 

“Il Rapporto Assobiotec-ENEA conferma il trend di cambiamento strutturale in corso nel settore, con la progressiva crescita delle applicazioni biotecnologiche per l’industria, l’ambiente, l’agricoltura e la zootecnia”, conferma Gaetano Coletta (ENEA), responsabile Servizio Offerta e Valorizzazione Servizi di Innovazione, Direzione Innovazione e Sviluppo. “Una dinamica, questa, strettamente legata ai processi innovativi volti ad una maggiore sostenibilità ambientale che stanno caratterizzando molti comparti industriali, non di rado ‘tradizionali’, e per i quali il contributo delle biotecnologie è spesso cruciale”.

Le imprese attive prevalentemente nelle applicazioni biotecnologiche per l’industria e l’ambiente, oltre che per l’agricoltura e la zootecnia, hanno accresciuto nel periodo considerato il proprio peso soprattutto in termini di fatturato sul totale del settore, raggiungendo nel 2019 rispettivamente una quota del 19% e del 7%. Per questi stessi settori, sempre fra il 2014 e il 2019, è cresciuto ancora più velocemente il volume degli investimenti in R&S intra-muros biotecnologica, con incrementi di +52% per industria e ambiente e di +64% per agricoltura e zootecnia. Nel complesso, tuttavia, tali investimenti restano ancora decisamente concentrati nell’ambito della salute umana per l’88%.

 

Fonte: BioInItaly Report 2021

 

La distribuzione geografica

A livello territoriale l’assetto del settore non presenta modifiche sostanziali. La presenza delle imprese biotech italiane è diffusa su tutto il territorio nazionale e, sebbene si registri una lieve crescita di quota delle regioni del Mezzogiorno (dal 16,6% del 2014 al 19,2% del 2019), il settore rimane concentrato per più del 60% nel nord del Paese.

 

Fonte: BioInItaly Report 2021

 

La concentrazione è ancora maggiore per le variabili economiche, con oltre l’85% del fatturato da attività biotech e più del 75% degli investimenti in R&S intra-muros che continuano ad essere realizzati dalle imprese di sole tre regioni: Lombardia, Lazio e Toscana.

Fonte: BioInItaly Report 2021

 

Unica regione meridionale che emerge per quota sul totale del numero di imprese e di investimenti in R&S è la Campania.

L’impatto della pandemia sul comparto biotech nazionale

L’ultimo capitolo del report approfondisce l’impatto della pandemia sulle imprese biotecnologiche, grazie ai risultati di un sondaggio, condotto tra maggio e giugno 2021 e finalizzato a fotografare il comparto a un anno dalla pandemia e dalle norme che hanno regolato le attività economiche e occupazionali. I risultati mostrano che la dimensione ridotta delle imprese e la vocazione all’export non hanno impedito alle aziende di affrontare le nuove condizioni, dimostrando resilienza e un buon grado di adattamento.

Del resto, estendendo lo sguardo, “quello delle biotecnologie è un settore che ha potenzialità straordinarie, confermato dagli strumenti che stanno permettendo al mondo di superare la pandemia: dal sequenziamento del genoma del virus ai test diagnostici, fino ai vaccini e agli anticorpi monoclonali, tutte le risposte al Covid 19 sono state biotecnologiche. Il Biotech è universalmente riconosciuto quindi come un asset sul quale i Paesi sviluppati non possono non puntare per una ripartenza economica che sia anche sostenibile”, sottolinea Riccardo Palmisano, Presidente Assobiotec-Federchimica.

Circa il 70% degli intervistati ha dichiarato un fatturato stabile, se non in aumento. Per coloro che hanno assistito a una sua diminuzione si parla di percentuali comprese tra il 20% e il 50% e si stima un rientro dei volumi precedenti in circa un anno. E per più del 60% dei rispondenti non è stato necessario ricorrere alle misure di sostegno previste dal DL ‘Cura Italia’.

Nonostante le limitazioni imposte, la maggioranza delle aziende intervistate è tuttavia riuscita a organizzarsi contando sulle proprie riserve e in funzione del contesto. Considerando, ad esempio, il livello dell’occupazione si rileva che questo è rimasto stabile grazie anche a una ripianificazione che ha consentito la prosecuzione delle attività, mentre per alcune imprese si è registrato addirittura un aumento della forza lavoro.

“Oggi siamo a un bivio cruciale ed è il momento, come sistema Paese, di scegliere di seguire finalmente la strada dell’innovazione. Abbiamo, grazie al Next Generation EU e al PNRR, risorse mai viste prima e un’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica su diverse priorità sulle quali da anni chiediamo interventi di policy”, spiega Palmisano. Tra questi, ricordiamo anche quelli presentati nel Piano di proposte elaborato nel 2020, nell’ambito della prima edizione del progetto “Biotech, il futuro migliore – Per la nostra salute, per l’ambiente, per l’Italia”, promosso da Assobiotec-Federchimica con il supporto di StartupItalia.

Un progetto che nel 2021 si muove in una logica di continuità e mira ad aggiornare e approfondire questo Piano, allineandolo con il nuovo PNRR, così da renderlo uno strumento reale per contribuire allo sviluppo del settore delle biotecnologie in Italia, una leva importante per la rinascita e la crescita economica del Paese e il suo traghettamento nel futuro.

Sono tanti i segnali incoraggianti per lo sviluppo del settore che stanno arrivando dal Governo: l’innalzamento del credito d’imposta da 4 a 20 milioni, la nuova identità e missione data dal MISE a Fondazione Enea Biomedical Tech con anche l’idea di raddoppiare la dotazione della Fondazione con altri 400 milioni a disposizione delle startup focalizzate sul biotech. E ancora la detassazione del capital gain per chi investe in startup e PMI innovative, solo per citarne alcuni”, continua Palmisano.

“Tutti segnali incoraggianti, che fanno ben sperare e che ci fanno dire, con un pizzico di orgoglio, che i semi che in questi anni abbiamo gettato, hanno finalmente la possibilità di germogliare, fermo restando una rapida implementazione delle necessarie riforme, a partire dalla semplificazione burocratica che ad oggi frena pesantemente il nostro settore”.