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Nov 11, 2019

Italia 500, Azimut punta anche sulle startup

Un fondo di Venture Capital sviluppato in partnership con P101. Uno strumenti di investimento sugli alternativi, ma con un taglio minimo da appena 5.000 euro

Nov 11, 2019

Italia 500, Azimut punta anche sulle startup

Un fondo di Venture Capital sviluppato in partnership con P101. Uno strumenti di investimento sugli alternativi, ma con un taglio minimo da appena 5.000 euro

C’è un filo rosso che tiene insieme tutti gli annunci fatti da Azimut in occasione di ALI Expo, la due giorni che ha animato il centro congressi Stella Polare della Fiera di Rho e che ha visto la presenza di oltre 14.000 partecipanti, 280 speaker divisi in 75 conferenze e – ha scherzato in chiusura dell’evento lo stesso Paolo Martini, amministratore delegato e direttore generale di Azimut Holding – più di 50.000 caffé consumati in meno di 48 ore. Il filo rosso, dicevamo: Azimut punta a differenziare i suoi investimenti puntando sempre più su quella che viene definita “economia reale”. Le PMI, quell’oceano di piccole e medie imprese che non sempre sono quotate in Borsa ma che costituiscono senza dubbi la spina dorsale della nostra economia nazionale: spingendosi poi verso un segmento più piccolo oggi, ma senza dubbio promettente, come quello delle startup.

 

 

Con questo spirito nasce quindi Italia 500: è di fatto una delle partnership siglate in questi mesi da Azimut di volta in volta con un partner che costituisca già un punto di riferimento affermato nel rispettivo settore, e parlando di startup italiane senza dubbio il nome di P101 suonerà familiare a molti. Assieme alla società di gestione fondi venture capital fondata e guidata da Andrea Di Camillo, Azimut punta a mettere in piedi un fondo chiuso non riservato dal valore complessivo di 40 milioni di euro, con una sottoscrizione minima di 5.000 euro: valori entrambi significativi rispetto al settore in Italia, con una dotazione che può senz’altro definirsi interessante e una soglia d’accesso che è decisamente alla portata di un gran numero di investitori.

La democratizzazione degli investimenti

Partiamo da una considerazione che potrà suonare ovvia a molti: l’economia Italia soffre cronicamente di una carenza di investimenti e di liquidità per gli investimenti stessi, legata soprattutto alle abitudini dei risparmiatori. Per molti anni i tassi di interesse sui depositi hanno garantito percentuali di rendimento interessanti, tanto da indurre gli italiani a tenere fermi i propri capitali in banca o in soluzioni di deposito analoghe senza preoccuparsi di diversificare i propri investimenti: ciò ha causato un circolo vizioso che oggi si mostra in tutta la sua evidenza, con gli investimenti privati che latitano in un contesto economico in cui i tassi di rendimento hanno raggiunto valori negativi.

 

 

In altre parole, senza investimenti non ci possono essere rendimenti tali da garantire una rivalutazione del capitale minima per superare la stessa inflazione: gli strumenti convenzionali, inoltre, non sempre sono in grado di offrire percentuali di rendimento interessanti, che invece si possono ottenere lavorando sui cosiddetti “alternativi”. Azimut Holding ha deciso di puntare in questa direzione, ma non intende rivolgersi esclusivamente alle startup: pre-booking company, aziende che puntano alla IPO, private equity e pure un occhio di riguardo per gli impact fund che lavorano su progetti ESG (Environmental, Social and Governance).

 

 

Per consentire agli investitori di cogliere le opportunità di questo settore, poi, bisogna allestire strumenti giusti per consentire a chiunque di comprendere il tipo di investimento che ci si accinge ad effettuare. Le partnership come quella con illimity servono anche a questo: a garantire fruibilità a questi servizi che devono rispettare quei criteri di trasparenza, immediatezza e semplicità d’uso che li rendono comprensibili e appetibili per una platea più vasta, oltre naturalmente a renderli sempre più familiari e dunque interessanti per un pubblico che non è solito investire in prodotti finanziari iliquidi di questo tipo.

Cos’è Italia 500

“ITALIA 500 sarà il primo fondo di venture capital con una soglia di accesso democratica e rappresenta un ulteriore passo per rendere accessibile agli investitori privati i rendimenti tipici degli investimenti alternativi, sino ad ora riservati agli investitori istituzionali e professionali, una mossa che riteniamo importante nell’attuale contesto di tassi negativi e fuga verso la liquidità – ha spiegato Pietro Giuliani, presidente di Azimut Holding – La nostra presenza nel venture capital si amplia anche in un’ottica di B2B grazie a una partnership strategica con Gellify con la quale stiamo studiando un altro strumento innovativo e appetibile per il settore”.

 

 

Il target di Italia 500 saranno le startup con fatturato fino a 5 milioni di euro e le PMI con fatturato fino a 50 milioni, operanti nei settori riferibili in generale al digitale. Inoltre, come detto Azimut ha anche annunciato una partnership con Gellify che la vede lead investor in un round appena chiuso da Gellify stessa, e che servirà da preludio allo studio di un fondo comune di investimento che punterà in modo deciso al settore B2B. Tra gli altri strumenti presentati recentemente, da segnalare senz’altro Demos1 che con una dotazione di 350 milioni di euro si concentra sul private equity.

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